Le F.H.A.R. – Front Homosexuel d’Action Révolutionnaire
Francia, 1971, 26 min., video, b/n, v.o. Francese, sott. Italiano.
Showtime: Thursday 07
Regia: Carole Roussopoulos
Fotografia, suono in presa diretta, montaggio, produzione: Vidéo-Out (Carole e Paul Roussopoulos)
Sulla scia del Maggio ’68 e del movimento femminista, gli omosessuali rompono il silenzio, si introducono nella manifestazione del Primo Maggio 1971, prendono la parola in un seminario di filosofia della neonata Università di Vincennes (Parigi 8). La militante Anne-Marie Fauret espone con logica ferrea, intelligenza ribelle e sferzate di sarcasmo le necessità e le rivendicazioni del movimento, altri omosessuali come Guy Hocquenghem si interrogano singolarmente e collettivamente, mentre le risa eccessive e liberatorie di uno dei presenti punteggiano il film, e trascendono la parola razionale con l’adesione immediata del piacere.
Carole Roussopoulos raccoglie l’eredità del cinema diretto, militante e di controinformazione, e ci regala un quadro di storia, uno strumento di lotta, e l’obbligo di pensare alla prima persona. Con sensibilità, dolcezza e complicità, la sua videocamera percorre i volti e raccoglie la parola detta e ascoltata. Un inno alla fusione dirompente tra pensiero e ironia.
In the wake of May ’68 and the feminist movement, homosexuals break their silence, slip in the march of the First of May 1971, take the floor during a philosophy seminar at the newly born Vincennes University (Paris 8th). The militant Anne-Marie Fauret explains with inflexible logic, rebellious intelligence and cutting sarcasm the needs and the demands of the movement. Other homosexuals such as Guy Hocquenghem question themselves individually and collectively, while the excessive and liberating laugh of another peppers the film, so that the rationality of words is surpassed by the immediate acceptance of pleasure.
Carole Roussopoulos receives the legacy of direct, militant and counter-information cinemas and gives us a history painting, an instrument for struggle, and the need to think in the first person. With sensitivity, tenderness and complicity, her camera runs through faces and collects words being uttered and heard. A celebration of the disruptive fusion of thought and irony.