Per un’etica della forma – I documentari di Carlo di Carlo
Non un mondo di eguali tracotanti ma
uomini e donne uomini e donne diversi e l’albero
della libertà sferzato da gelate non vinto
nella battaglia.
Tornerò. Io ritorno attraverso il cuore della mia terra natale
(Roberto Roversi, da L’Italia sepolta sotto la neve)
Nel cinema documentario è raro incontrare autori che abbiano una tenace tensione per il reale e allo stesso tempo un’esigente cura per la forma con cui saperlo captare e restituire. Carlo di Carlo è uno di questi cineasti, autori per i quali l’etica dello sguardo non corre mai disgiunta dalla complessità dell’estetica. Carlo di Carlo documentarista si lascia subito alle spalle i cascami di un tardo e contenutista neorealismo, trovando nello studio del linguaggio un campo di analisi fecondo ancora intentato nell’Italia degli anni ’60: il bisogno di uscire dal provincialismo nazionale lo affianca così alle ricerche che in poesia l’amico di una vita Roberto Roversi andava elaborando, e lo proietta in una dimensione europea che lo ha visto realizzare opere di rara intensità per pensiero ed emozione. Di Carlo è uno sperimentatore: se si scorre la sua filmografia documentaria si trovano film-saggi, film-pamphlet, film-poemi, indagini etnografiche, reportage, ritratti; diversi i generi attraversati ma incessante la ricerca di un linguaggio che sappia mettere in dialettico contrappunto il visibile con l’invisibile, la realtà con l’idea della realtà. Di Carlo ha fatto fruttare al meglio il doppio magistero degli amici Pasolini ed Antonioni, integrandone la lezione con una rigorosa integrità morale che si traduce immediatamente in una visione politica della storia ed al contempo dello stile con cui raccontarla. La ricerca espressiva è cioè sempre funzionale al discorso: non c’è quindi freddo e astratto formalismo, ma bensì un concreto dispositivo audiovisivo ogni volta nuovo in grado di tradurre in un cinema di pensiero la bruciante evidenza delle cose umane. È un cinema umanistico, privo di semplicismi ideologici ma pregno di ben chiare e orientate idee sul mondo, la storia e il viver comune: le tragedie novecentesche – la due guerre mondiali, la Shoah, l’incubo atomico, ecc. – sono attraversate con l’acutezza di un puntuto saggismo cinematografico che lascia a noi spettatori il compito morale di una scelta, integrandoci nell’opera come vigili soggetti pensanti. Lo straniamento e la distanza critica perseguiti producono stratigrafie di senso in cui ogni elemento del film – il suono, l’immagine e il ritmo – hanno pari dignità e complessità: da qui discende la freschezza di un linguaggio che ha ancora molto da insegnarci per il respiro sperimentale e la carica espressiva che lo caratterizza. È anche per questo che vogliamo percorrerne gli esiti che ci paiono più riusciti, film che non hanno mai smesso di parlare al presente – opere che ci sono davvero necessarie.films
Federico Rossin
carlo di carlo