Una finestra sul Portogallo
Ci reincarniamo nel riconoscimento di una voce, e qualsiasi voce lontana ci porta la certezza familiare di non essere mai stati soli.
Perché ci riconosciamo nelle panchine di un giardino dove non ci siamo mai seduti.
Perchè il ricordo che si estingue, è nella memoria che perdura.
(Sérgio Godinho, poesia originale per il film Encontros di Pierre-Marie Goulet)
Da quest’anno NodDocFest cambia forma: abbiamo deciso di sostituire il consueto concorso internazionale con una retrospettiva dedicata ogni anno alla produzione documentaria degli ultimi dieci anni di una nazione diversa. Il progetto che vogliamo realizzare è al contempo ambizioso e semplice: attraverso un accurato e lungo lavoro di selezione abbiamo scelto alcuni film che secondo noi hanno la forza di raccontare un paese, l’evidenza per dispiegare un percorso formale ed estetico innovativo, la ricchezza emozionale in grado di far percepire uno sguardo nazionale ed insieme individuale. La prima tappa di questo viaggio alla scoperta di nuovi paesaggi cinematografici è il Portogallo, una piccola nazione con una grande storia e una precisa identità e tradizione cinematografica. È incredibile come possano convivere negli stessi anni cineasti fondamentali e così diversi come il giovane-vecchio maestro Manoel de Oliveira e il rivoluzionario punk Pedro Costa: e quest’unione impossibile ha dato vita ad uno dei laboratori cinematografici più vivi e straordinari del cinema contemporaneo. E proprio il documentario ha beneficiato negli ultimi anni di nuova e ricca linfa vitale: i maestri sono tornati ad esso e i giovani ne hanno saputo sfruttare al meglio ogni potenzialità formale. Quel che accomuna le diverse generazioni è la ricerca costante di un assoluto rigore formale, di una decisa tensione stilistica, di un fermo sguardo capace di tenere insieme le rovine della storia e il futuro che ci attende. La finestra che vogliamo aprire sul Portogallo ci lascia così scoprire la sua storia recente – che è storia di lotta e resistenza alla dittatura, di gioia per la rivoluzione e di delusione per una difficile democrazia –, i suoi artisti – musicisti, scultori, architetti di riconosciuto valore mondiale –, i suoi meravigliosi paesaggi urbani e agresti – colti attraverso una forma sempre in dialettica tensione con il mondo. Riconoscerci nell’altro, trovare nel suo volto e nei suoi gesti la rammemorazione di quel che siamo stati, siamo, saremo: crediamo che abitare per qualche giorno le immagini di un altro paese possa permettere tutto questo – è solo una questione di apertura, di memoria, di gioia.
Federico Rossin
portogallo